Tra salotti, popoli e libertà

Pubblico e privato, comunità e famiglia: per noi marchigiani la piazza è tutto questo. Un salotto che, grande o piccolo non importa, si staglia sotto la volta del cielo e diventa luogo del cuore. Un cuore pulsante serrato nel petto di cittadine le cui origini si perdono a volte nelle nebbie dei racconti di chi vi abita, che da qui potete raggiungere per assaporare il gusto di passeggiare all’ombra dei travertini preziosi, sotto l’occhio benevolo di statue che da secoli osservano il fermento di ogni generazione.

Ma le piazze sono nulla senza le persone che le rendono vive: nelle piazze si discute di politica e si fa teatro, nelle piazze si passeggia e i bimbi si rincorrono. Non c’è distinzione di ricchezza o fama: perché la piazza è la casa di tutti. Sarà per questo motivo che troviamo tante “Piazze del Popolo” tra le denominazioni delle Marche. E la prima per bellezza e notorietà è Piazza del Popolo in Ascoli.

C’è una luce tenera che accarezza il marmo cangiante della piazza, il cui spazio è stretto nell’abbraccio architettonicamente impeccabile dei portici e delle logge del Palazzo dei Capitani del Popolo. E il fascino ricco di questi stralci si somma alla grazia delle chiese dai tratti gotici, che appagano l’occhio dei visitatori. Potete fare un gioco, mentre passeggiate pigramente per il perimetro rettangolare: scoprire se gli archi sono davvero 59, come riportano le guide e arrivare poi al Caffè Meletti.

Nessuno può dire di essere stato ad Ascoli se non si è lasciato stregare dal profumo dell’Anisetta e non l’ha sorseggiata con il sorriso errabondo di chi non vorrebbe essere altrove. E prima di lasciare Piazza del Popolo godetevi il divertimento di leggere, sugli architravi in travertino, frasi, proverbi e preghiere incise nel marmo.

Nella nostra traiettoria alla scoperta delle piazze c’è di nuovo una Piazza del Popolo: l’incantevole piazza di Fermo. Quando, alla fine dell’erta ci troviamo proiettati in questo immenso spazio vitale, intorno al quale si sviluppa la cittadina, abbiamo per un attimo l’impressione di essere trasportati in un’altra epoca, tanta è la forza della storia di queste mattoni. Si respira aria quattrocentesca ad ogni passo, mentre l’andare è ritmato da due lunghe file di logge. Si raggiunge il Palazzo dei Priori dove ha sede il Comune e ci si sofferma poi ai piedi della statua di Sisto V, il papa che non fidandosi dei Romani per la riscossione delle tasse, chiamò a portare avanti questo difficile compito i suoi corregionari, facendoci guadagnare il dubbio onore di essere protagonisti del detto “Meglio un morto in casa che un marchigiano alla porta”. Accanto alla piazza si allungano le ombre ricche di mistero delle cisterne epuratorie romane al cui interno è possibile partecipare ad una singolare esperienza di escape room.

Ma le piazze non si fermano mai, hanno una vita continua piena di amori che vanno e vengono, di mani che si stringono, di occhi negli occhi, come accade in Piazza della Libertà a Macerata con i ragazzi che affrontano l’antica discesa per entrare all’Università, sotto l’ombra del Teatro Lauro Rossi e di una torre che ospita l’orologio astronomico, in grado di incantare grandi e piccoli e quasi unico al mondo. Dalla sua terrazza il cuore perde un battito alla luccicante bellezza del Mar Adriatico che lambisce pigro le coste e s’inchina alla grandezza dei misteriosi Sibillini e dei suoi magici abitanti. Per rifocillarvi dalla gran fatica di salire e scendere la torre, ci sarà se lo desiderate, ad attendervi un delizioso piatto di vincisgrassi.

Ma c’è un filo rosso che unisce chi visita da turista queste incantevoli piazze: il sentirsi un po’ flâneur, lasciarsi vincere dalla lentezza, addomesticare il passo ai sanpietrini, girare intorno alle fontane monumentali che spesso vi sono ospitate, come si suole fare nella Piazza di San Severino Marche. Altra Piazza del Popolo del nostro viaggio, la piazza di questa bella cittadina marchigiana sembra risuonare ancora delle grida dei mercanti prima e del sussurrare composto delle locali famiglie patrizie poi, quando ne divenne il salotto buono. È luogo di cultura dove il sapere e le arti si ricongiungono per stupire lo spettatore: gli applausi agli attori del Teatro Feronia si mescolano ai sospiri dinnanzi alle opere contenute nella Galleria comunale d’arte moderna. Non doveva essere stata sempre luogo di pacifiche elucubrazioni culturali, Piazza del Popolo: durante la ristrutturazione di Palazzo Franchi, nell’800, venne alla luce una scala segreta e un trabocchetto con lame di coltelli alle pareti.

Ma per un selciato che un tempo poteva colorarsi di sangue, adesso ci sono selciati che accolgono solo emozioni e bellezza, come accade in Piazza della Repubblica a Treia, vero monumento all’essenza delle piazze marchigiane. Lo sguardo diventa leggero e si perde oltre le volte e gli archi, fino ad arrivare alla balaustra marmorea realizzata da Andrea Vici. Ancora una volta il busto di un Papa veglia sugli abitanti: quel Pio IV che ebbe il merito di insignire Treia (allora chiamata Montecchio), dell’ambito titolo di Città. Tra le bellezze che emozionano anche l’Accademia Georgica, sede di un’antichissima Accademia di poesia poi trasformata in Accademia per lo studio dell’Agricoltura e diventata ora luogo di conservazioni e protezione di centinaia di migliaia di volumi e incubanoli dal valore inestimabile. E dalla Piazza ci si può affacciare alla balaustra stessa e osservare i giocatori del pallone col bracciale, che una volta all’anno si sfidano in un lungo e ardimentoso Torneo. Persino Leopardi si lasciò affascinare e dedicò un poema a Carlo Didimi, figura leggendaria di questo sport. Magari per un attimo il poeta sognò di lasciare le sue sudate carte e i suoi ricchi palazzi e rincorrere semplicemente una palla, vestito di bianco e con la vita stretta in una fusciacca.

Il sole negli occhi, il vento nei capelli, la gioia nel cuore.

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