Tra fede, cibo e paesini meravigliosi

Calpestio di cavalli sui sanpietrini, fiaccole accese, imponenti carri che percorrono le vie strette, quelle che si trovano nei nostri borghi. Le attraversano lentamente, tra canti e fermate. In quelle sere di aprile, dove viene spesso a trovarci un venticello pungente, che scuote l’anima, senza dar fastidio. Ed è silenzio. Ed è raccoglimento.

Sebbene meno conosciute, le celebrazioni per la Pasqua nelle Marche non sono certo seconde a quelle della Sicilia o dell’Andalusia. Sono tradizioni che esistono da sempre, che fanno parte della memoria collettiva e, proprio perché fortemente radicate, seguono una loro ritualità. Piccoli gesti e accortezze, minimi dettagli e molti segreti caratterizzano in maniera unica la Settimana Santa di ogni piccolo paese. Tra espiazione, rispetto della tradizione e preparativi per la festa della Domenica.

Prendiamo Montegiorgio (FM), ad esempio, nella Val Tenna. Famosa è la celebrazione delle Tre Ore. Una celebrazione che viene fatta nel pomeriggio del Venerdì Santo per ricordare la Passione di Cristo e la sua agonia, un momento di preghiera tra canti e letture. È il momento in cui arriva in chiesa la pesante bara con il corpo del Cristo, un catafalco ligneo che, secondo la tradizione, può essere trasportato solo dai discendenti delle famiglie che contribuirono al restauro e alla doratura. E anche in questo caso è la tradizione a dettare le azioni: c’è una sola famiglia di artigiani che, ormai da cinque generazioni, si prende cura di questa di quest’opera lignea, e ancora oggi, affacciandosi alla loro bottega, si rimane affascinati nel vedere la maestria e l’attenzione certosina del signor Nicola.

Ma le celebrazioni della Settimana Santa sono avvolte anche da mistero. Così è à Mogliano (MC), altro piccolo borgo, questa volte sulle colline del maceratese, noto per la Pala dell’Assunta di Lorenzo Lotto, uno dei tesori assoluti custoditi nella nostra regione. La sera del Venerdì Santo un penitente segreto trasporta in processione una croce di legno, pesante quaranta chili. Solo il parroco ne conosce l’identità e la tradizione vuole che si compia questa penitenza per chiedere una grazia o perdono. Così, nella notte del Venerdì Santo, un paese intero rivive gli ultimi momenti di vita di Gesù: le vie di Mogliano, piene di ulivi, si trasformano nel Gestemani e la rappresentazione sacra viene resa attraverso quadri viventi, dall’ultima Cena con gli Apostoli al Processo davanti a Ponzio Pilato. Centinaia di figuranti riempiono le scene che si snodano lungo tutte le viuzze. E, come in tutte le tradizioni secolari, la fede si unisce ai saperi popolari con la presenza dei cesti di vimini, portando a nuova vita l’arte dell’intreccio, antico mestiere in cui la Carteca di Mogliano fa scuola.

Se sulle colline marchigiane le rappresentazioni sacre si svolgono sui saliscendi delle vie tra le finestre addobbate di drappi bordeaux e viola e candele che rimangono accese tutta la notte, andando verso il mare le celebrazioni riprendono invece la vita quotidiana dei pescatori. A Porto Recanati (MC) la tradizione si ripete dal 1700, con i pescatori – chiamati “sciabegotti” dal nome della loro imbarcazione – trasportano la “Bara de Notte” con la statua del Corpo del Cristo. Sono affiancati dalle loro mogli – vestite in abiti tradizionali – e seguiti dai figli che trasportano le statue della Vergine Maria, San Giovanni e la Maddalena. Nemmeno in caso di maltempo la processione può essere deviata, pena – secondo la credenza popolare – un anno di sfortuna per tutti gli abitanti del paese.

Infine, c’è lei. La Santa Casa. A Loreto. La Casa di Maria di Nazareth, che secondo la leggenda è stata trasportata in volo dagli angeli. Avvolta nel magnifico involucro di marmo del Bramante, nella casa di Loreto Rinascimento e antichità si fondono. Così come a fondersi sono fede e la rappresentazione realistica della Passione, tra cavalli, fiaccole e soldati romani.

Ma si sa, ogni festa religiosa porta con sé anche tutto un apparato preparativi, addobbi e ricette. Una ovviamente per ogni famiglia. Come avviene per la pizza di formaggio. Unica in tutta Italia. Con quel misto bilanciato di pepe e sapore pungente dei diversi formaggi. C’è chi usa dei pezzi interi di formaggi e chi solo grattugiato, chi ne sceglie solo un tipo e chi ne mescola diversi, c’è chi rispetta alla lettera i grammi contenuti nella ricetta originaria della bisnonna e chi invece “fa a occhio”. O meglio a gusto. Nelle tavole viene abbinata alle erbe cotte, alle interiora dell’agnello e alle uova soda. Ma soprattutto, è la protagonista indiscussa insieme ai salumi della colazione di Pasqua e Pasquetta, con i picnic all’aria aperta in cui godersi il primo sole. Perché la Pasqua, del resto, è simbolo di rinascita, luce e colore. E le Marche, in questo, sono davvero imbattibili.

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